Pacifico NON pacifista

Un blog pacifico, ma non offro mai l'altra guancia anzi... quando ci vuole ci vuole
martedì, 03 novembre 2009

Dedicato agli scettici

Chi crede non ha bisogno di guardare questo video, gli altri, forse, un'occhiata non farebbero male a darla


http://www.youtube.com/watch?v=nKvKHHm7tlU



Meditate gente, meditate...
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domenica, 01 novembre 2009

EQUIVOCI SULL'ISLAM

Equivoci sull’Islam

 

 

Il velo che le donne musulmane indossano rappresenta una forma di sottomissione all’uomo?

L’Islam vieta ogni forma di sottomissione di una persona all’altra, dunque anche della donna all’uomo. Entrambi pero` sono sottomessi a Dio ; poiche` nel Corano Dio raccomanda il velo come parte dell’abbigliamento femminile ,il portarlo indica solo sottomissione a Lui. Il velo e` simbolo di obbedienza a Dio e di modestia. Nessuna donna puo` essere costretta a metterlo se non vuole, poiche` il Corano ricorda che nella religione non deve esserci costrizione. Liberamente, dunque, le musulmane possono decidere di coprirsi il capo senza per questo perdere in liberta` e femminilita`.

L’infibulazione della donna e` prescritta dal Corano?

L’infibulazione non e` assolutamente una pratica Coranica visto cheil Corano proibisce ogni azione che puo` danneggiare il corpo o la salute. Del resto l’Islam non potrebbe non vietare una pratica che rende il rapporto sessuale molto doloroso per la donna. Infatti l’Islam, diversamente dal Cristianesimo , attribuisce una grande importanza al rapporto intimo tra coniugi che deve essere piacevole per entrambi. Lo stesso Maometto istruiva gli uomini ad accostarsi alle proprie mogli con dolcezza inviando messaggeri d’amore “baci e parole affettuose ”.

In realta` l’infibulazione, pratica del tutto sconosciuta in Medio Oriente dove l’Islam ha avuto la sua prima diffusione, e` praticata esclusivamente in alcune regioni dell’Africa in paesi sia musulmani (Egitto, Somalia) sia cristiani (Eritrea).

L’Islam permette la poligamia?

La poligamia non e` stata certamente istituita con l’Islam. Gia` nel Vecchio Testamento Dio attribuiva la possibilita` agli uomini di avere piu` mogli e la maggior parte dei profeti lo ha fatto. L’Islam non impedisce esplicitamente la poligamia,ma la rende estremanente difficile .Nel Corano infatti sebbene sia consentito agli uomini la possibilita` di avere piu` mogli, viene pretesa l’imparzialita` e la giustizia tra esse.Ma gli uomini sono, per la loro natura imperfetta, inclini a commettere errori, e` dunque per Dio cosa saggia sposare una sola donna.

La poligamia dunque pur essendo formalmente consentita e` molto rara tra i musulmani , come del resto l’adulterio segno della grande considerazione in cui e` tenuta la famiglia ed il rapporto tra coniugi nell’Islam.

Perche` durante le pregliere di gruppo le donne sono sempre alle spalle degli uomini?

Normalmente ogni moschea ha due sale per la preghiera,una per gli uomini , l’altra per le donne; si preferisce pregare separatamente per evitare ogni tipo di distrazione e dedicare quel momento esclusivamente a Dio.

Durante le preghiere di gruppo, solitamente alle feste del “Ramadan” e del “Sacrificio si rende necessario pregare all’aperto e generalmente , in queste occasioni, le donne si posizionano dietro gli uomini. Questo comportamento, lungi dal denotare una forma di subordinazione e` dettato dalla singolarita` della preghiera islamica che impone determinate posizioni che potrebbero inibire le donne. Dunque esse preferiscono posizionarsi alle spalle degli uomini per poter essere piu` disinvolte.

E` vero che per il Corano la testimonianza di una donna vale la meta` di quella di un uomo?

Non e` assolutamente vero. Il Corano attribuisce agli uomini ed alle donne la stessa dignita` e gli stessi diritti. Infatti se e` una donna ad essere sotto processo , la sua testimonianza vale quanto quella di un uomo. Se pero` e` chiamata a testimoniare in un processo contro terzi si preferisce che la sua testimonianza venga confermata da quella di un’altra donna, non perche` essa valga la meta` di quella di un uomo, ma solo perche` il Corano riconosce alla donna una maggiore sensibilita` che potrebbe indurla ad alterare in qualche modo il suo racconto per evitare conseguenze troppo gravi per colui che e` sotto giudizio.

E` vero che per il Corano la donna ha diritto ad una parte di eredita` pari alla meta` di quella di un uomo?

Partendo dal presupposto che il diritto islamico e` molto flessibile, specie in materia di eredita`, per cui e` compito del giudice interpretare la legge in relazione al caso specifico, in via generale si puo` certamente affermare che la figlia femmina ha diritto ad una parte dell’eredita` paterna pari alla meta` di quella del figlio maschio. Le motivazioni di cio` sono molto semplici e non riguardano affatto la minore importanza della femmina rispetto al maschio.La parte di eredita` che spetta alla figlia femmina rappresenta un suo bene personale che lei puo` decidere di spendere se e quando vuole. Ne` il marito se c’e`, ne` il fratello possono intaccarla senza il permesso di lei; e, se sposata non e` assolutamente tenuta ad utilizzarla in famiglia, ma puo` serbarla come una sua ricchezza personale.

L’eredita` del figlio maschio rappresenta, invece, un bene della famiglia che deve essere utilizzato per il mantenimento della propria moglie, dei figli e delle sorelle fino a quando non siano sposate (nonostante esse abbiano la loro parte di eredita`).

Inoltre non si puo` dimenticareche il Corano 1400 anni fa ha attrbuito alla donna un diritto che essa acquisira` in occidente solo molto piu` tardi.

www.arabcomint.com



Come ho gia detto non sono Musulmano, però non sono neanche così "pirla" da credere alla propaganda mediatica contro l'ISLAM.
Con internet oggi si possono trovare TUTTE le informazioni che si vuole e solo chi è prevenuto parla senza sapere e senza cercare di capire...

Copiato e incollato il, 1,11,09

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mercoledì, 28 ottobre 2009

ISRAELE E LE RISOLUZIONI ONU. NAZISTI CON LA STELLA DI DAVID


Le risoluzioni 0NU contro israele, i gerarchi israeliani che piangono sempre sulle loro disgrazie passate si comportano ne più ne meno che i loro degni maestri... i NAZISTI.





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Le Risoluzioni dell'ONU contro Israele

Risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite mai rispettate dallo Stato di Israele.

1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)

Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.

2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)

Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)

Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)

Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.

5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)

Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme

6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)

Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)

Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)

Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.

9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)

Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.

10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)

Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.

11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)

Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.

12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)

Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.

13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)

Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.

14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)

Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.

15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)

Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione.

16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)

Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.

17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)

Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.

18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)

Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.

19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)

Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.

20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)

Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.

21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)

Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.

22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)

Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.

23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)

Il Cs chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.

24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)

Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.

25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)

Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.

26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)

Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.

27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)

Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano

28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)

Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.

29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)

Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.

30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)

Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.

31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)

Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)

Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.

33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)

Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU.

34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)

Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.

35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)

Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)

Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.

37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)

Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.

38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)

Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.

39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)

Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.

40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)

Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi.

41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)

Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.

42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)

Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.

43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)

Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".

44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)

Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.

45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)

Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell Iraq.

46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)

Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.

47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)

Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.

48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)

Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.

49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)

Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.

50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)

Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari.

51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)

Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)

Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.

53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)

Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.

54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 19859 Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l attacco al quartier generale dell'OLP.

55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)

Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.

56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)

Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.

57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)

Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano i diritti umani dei Palestinesi.

58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)

Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)

Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi.

60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)

Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)

Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.

62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)

Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.

63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)

Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu.

64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)

Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.

65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)

Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.

66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)

Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.

67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)

Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.

68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)

Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.

69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)

Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.

70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)

Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.

72) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)

Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).

73) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)

Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.

Fonti
1. Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship (Chicago: Lawrence Hill, 1993)



I dati non sono aggiornati e si fermano al 2002.
Copiato e incollato il, 28.10.09

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mercoledì, 21 ottobre 2009

La Bibbia e il Corano

 

 

La Bibbia e il Corano, l'amore e la guerra
 

 

Durante la trasmissione di “Porta a Porta” di lunedì 19 ottobre 2009, giornalisti, parlamentari e prelati hanno discusso l’ipotesi che la religione musulmana possa diventare materia d’insegnamento scolastico. Il problema si è ben presto però dilatato fino a coinvolgere considerazioni generali sul confronto tra cristianesimo e Islam. Sono così andate affiorando, a quel che sembra condivise da alcuni personaggi presenti in quel dibattito, tre sostanziali affermazioni di fondo. Primo: la Bibbia è il libro dell’amore e della pace, il Corano quello della violenza e dell’odio. Secondo: la fede cristiana, nel corso dei secoli, si è affermata con la dolcezza e la persuasione, quella musulmana con la guerra e la spada. Terzo: mentre la tradizione biblica è profondamente connaturata alla cultura occidentale, quella coranica le è estranea.
La prima affermazione è però una menzogna fondata sulla confusione e la mistificazione dei dati di fatto. La seconda è una menzogna totalmente infondata. La terza riposa su una visione semplicistica e mutilata del rapporto tra le civiltà ebraica cristiana e musulmana, del loro comune backround abramitico per un verso, ellenistico per un altro e dei loro continui, profondi rapporti.
In questa sede, date le ragioni di spazio, limitiamoci a precisare alcune cose riguardo il primo problema.
Ecco ad esempio alcune pacifiche pagine bibliche:
“Poi Samuele disse a Saul: - L'Eterno mi ha mandato per ungerti re sopra il suo popolo, sopra Israele; ora dunque ascolta le parole dell'Eterno. Così dice l'Eterno degli eserciti: Io punirò Amalek per ciò che fece a Israele quando gli si oppose per via, mentre usciva dall'Egitto. Ora va', colpisci Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene senza avere alcuna pietà di lui, ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore cammelli e asini -” (1 Samuele, 15, 1-3);
“Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l'uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te” (Deuteronomio, 22, 23-24);
“Voi inseguirete i vostri nemici ed essi cadranno davanti a voi per la spada. Cinque di voi ne inseguiranno cento, cento di voi ne inseguiranno diecimila, e i vostri nemici cadranno davanti a voi per la spada” (Levitico, 26, 7-8);
“Quando Israele ebbe finito di uccidere tutti gli abitanti di Ai nella campagna, nel deserto dove quelli l'avevano inseguito, e tutti furono caduti sotto i colpi della spada finché non ne rimasero più, tutto Israele tornò verso Ai e la mise a fil di spada. Tutti quelli che caddero in quel giorno, fra uomini e donne, furono dodicimila: vale a dire tutta la gente di Ai” (Giosuè, 7, 24-25);
“Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti. Non sono tornato senza averli annientati” (Salmi, 18, 38);
“Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto; beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra” (Salmi, 137, 8-9).
<TB>Ed eccone alcuni di ferocia coranica:
“C’è qualcuno che invita a un’elemosina o a una buona azione o a metter pace fra gli uomini; e a chiunque faccia questo per desiderio di piacere a Dio, daremo mercede immensa” (4, 114);
“O Noè! Scendi da questo monte con la Nostra Pace e le Nostre benedizioni, su te e sui popoli che usciranno da quelli che sono con te” (11, 48);
“O Signore! Sono, costoro, gente che non crede! / Allontanati dunque da loro dicendo: "Pace!" Presto sapranno!” (43, 88-89);
“I servi del Misericordioso son coloro che camminano sulla terra modestamente, e quando i pagani rivolgon loro la parola rispondono: "Pace!"“ (25, 63);
“E quando vengon da te coloro che credono nei Nostri Segni dì loro: "La pace sia con voi! Iddio s’è prescritto la misericordia, cosicché chi di voi ha fatto del male per ignoranza, ma poi s'è pentito e s'è migliorato, ebbene Dio è pietoso e clemente” (6, 54);
“E se una donna teme maltrattamenti o avversione da parte di suo marito non sarà male per essi che si mettan d’accordo fra loro, in pace; poiché la pace è bene. Gli animi son portati all’avidità, ma se farete del bene e temerete Iddio, Dio ben conoscerà quel che voi fate” (4, 128).
Quel che intendiamo dire è che, con il sistema dell’estrapolazione, si può dimostrare di tutto: perfino che il Mein Kampf è un libro pacifista e che il mahatma Gandhi era un convinto colonialista guerrafondaio.
La Bibbia, i testi che costituiscono la quale si sono andati redigendo e coordinando nel corso di circa otto secoli (tra X e II a.C.), è un insieme di libri a carattere giuridico, storico, etico-gnomico e profetico-escatologico. Lasciamo da parte qui il fatto che essa venga considerata dai credenti ebrei (e anche dai cristiani, che l’hanno ereditata: per quanto le due tradizioni non siano al riguardo proprio identiche) come ispirata da Dio, ma passata attraverso una tradizione storica umana, laddove il Corano viene considerato dai credenti musulmani del tutto esente dall’inquinamento della volontà e degli errori dell’uomo. Resta il fatto che il Corano si presenta come un testo al tempo stesso normativo ed escatologico-profetico, redatto e fissato nel breve volgere di alcuni decenni e nel quale gli elementi propriamente storici sono sì presenti, ma molto meno evidenti che non nel testo biblico. Al di là di quel che ritengono teologi e devoti delle tre religioni monoteistiche, è evidente che da un obiettivo punto di vista storico-filologico non si possa astrarre da un fatto: si tratta di pagine che non possono essere lette senza un adeguato lavoro esegetico. Nella teologia cristiana medievale si elaborò il metodo della lettura della Bibbia a quattro livelli, distinti ancorché compresenti: il letterale, l’allegorico, il morale, l’anagogico (cioè riferito alle verità supreme). E’ quindi logico, ad esempio, che il ricordo delle sanguinose guerre dell’antico popolo d’Israele non doveva servire ai cristiani (per quanto di fatto servì spesso loro) come modello di odio e di violenza, bensì – ad esempio – come insegnamento di forza e di coraggio nell’affrontare la lotta spirituale contro il male e il peccato. Anche Gesù, che pure ha proclamato “beati i pacifici”, ha affermato di non esser venuto sulla terra a portare la pace, ma la spada; e che chi non ha la spada deve vendere il mantello per comprarne una. E di questo passo si potrebbero moltiplicare gli esempi. Ma se tutti i cristiani sanno bene che tali parole vanno lette in senso allegorico-morale, nasce il problema di quando gli insegnamenti scritturali vadano intesi allegoricamente e quando presi alla lettera. Ed è troppo comodo escamotage il risolvere in termini sempre e comunque pacifici la propria tradizione e accusare di violenza l’altrui.



Copiato e incollato dal "manifesto" il, 21,10.09
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categorie: islam, razzismo
sabato, 17 ottobre 2009

Le grandi bugie dei sionisti

LA MINACCIA NUCLEARE DELL’ IRAN E’ UNA MENZOGNA
Postato il Venerdì, 16 ottobre @ 17:10:00 CDT di davide
 
 
  Iran DI JOHN PILGER
newstatesman.com/

Il regolamento di conti di Obama con l’Iran ha un altro programma. Ai media è stato assegnato il compito di preparare la gente alla guerra senza fine.

Nel 2001, il settimanale inglese The Observer pubblicò una serie di articoli che dichiaravano ci fosse una “connessione irakena” ad al-Qaeda, arrivando a descrivere persino la base in Iraq dove si addestravano i terroristi e una struttura dove si fabbricava l’antrace come arma di distruzione di massa. Era tutto falso. Strane storie fatte circolare dall’intelligence statunitense e da esuli irakeni sui media britannici e americani aiutarono George Bush e Tony Blair a lanciare un’invasione illegittima che, secondo dati recenti, ha finora causato circa 1.3 milioni di vittime.



Sta succedendo qualcosa di simile riguardo all’Iran: le stesse “rivelazioni” sincronizzate da parte dei media e governo, la stessa finta percezione di crisi. “Si profila una resa di conti con l’Iran per le centrali nucleari segrete”, ha dichiarato il 26 settembre scorso The Guardian. “Regolamento di conti” è la parola chiave. Mezzogiorno di fuoco. Il tempo che scorre. Il bene verso il male. Aggiungici un tranquillo nuovo presidente americano che si è “lasciato alle spalle gli anni di Bush”. Un’eco immediata è stato il tristemente famoso titolo in prima pagina del Guardian del 22 maggio 2007: “I piani segreti dell’Iran per un’offensiva che forzerà gli Stati Uniti ad abbandonare l’Iraq quest’estate”. Basandosi su infondate rivelazioni del Pentagono, lo scrittore Simon Tisdall presentò come reale un “piano” dell’Iran di dichiarare guerra, vincendola, alle truppe statunitensi in Iraq entro il settembre di quell’anno – una falsità facilmente dimostrabile, che peraltro non è stata ritirata.

Il gergo ufficiale per questo genere di propaganda è “psy-ops”, termine militare per indicare operazioni psicologiche. Al Pentagono e a Whitehall sono diventate una componente cruciale di campagne diplomatiche e militari per bloccare, isolare e indebolire l’Iran esagerandone la “minaccia nucleare”, una frase ora usata assiduamente da Barack Obama e Gordon Brown e ripetuta dalla BBC e altre emittenti come verità assoluta. Ma del tutto falsa.

La minaccia è a senso unico

Il 16 settembre scorso Newsweek rivelò che le principali agenzie d’intelligence americane avevano comunicato alla Casa Bianca che la situazione nucleare dell’Iran non era cambiata dal novembre del 2007, quando era stata valutata dalla National Intelligence che informò con “alta attendibilità” che l’Iran aveva cessato nel 2003 il suo presunto programma nucleare, cosa che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica aveva sostenuto più volte.

L’attuale falsa informazione deriva dalla comunicazione che Obama pronunciò riguardo allo smantellamento dei missili situati sulle frontiere della Russia. Ciò serviva a coprire il fatto che il numero di missili statunitensi sta effettivamente aumentando in Europa e che le testate in esubero sono riposizionate su navi. Il gioco è quello di ammorbidire la Russia per far sì che si unisca, o che perlomeno non ostacoli, la campagna degli USA contro l’Iran. “Il presidente Bush aveva ragione” ha dichiarato Obama, “nel dire che il programma missilistico dell’Iran rappresenta una minaccia reale [all’Europa e agli Stati Uniti]”. Che l’Iran possa contemplare un attacco suicida agli Stati Uniti è inconcepibile. La minaccia, come sempre, è a senso unico, con la superpotenza mondiale praticamente appollaiata ai suoi confini.

Il crimine dell’Iran è la propria indipendenza. Essendosi sbarazzato del tiranno beniamino degli Stati Uniti, Shah Reza Pahlavi, l’Iran è rimasto il solo stato musulmano ricco di risorse fuori dal controllo degli Stati Uniti. E siccome soltanto Israele ha “il diritto di esistere” in Medio Oriente, il fine ultimo degli USA è di neutralizzare la Repubblica Islamica. Questo permetterà a Israele di dividere e dominare il Medio Oriente per conto di Washington, incurante di un vicino che sa il fatto suo. Se c’è un paese al mondo cui sia stata data una buona ragione per sviluppare un “deterrente” nucleare, quello è l’Iran.

Come uno dei primi firmatari del Trattato per la Non Proliferazione Nucleare, l’Iran ha costantemente promosso l’idea di una zona denuclearizzata in Medio Oriente. Al contrario, Israele non si è mai assoggettata ad alcuna ispezione dell’IAEA, e il suo arsenale nucleare a Dimona non è un segreto per nessuno. Con tanto di 200 testate nucleari attive, Israele “deplora” la risoluzione delle Nazioni Unite che le chiedono di firmare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, come ha recentemente deplorato la denuncia fattale dalla UN di crimini contro l’umanità commessi a Gaza, così come detiene il record mondiale per violazione di leggi internazionali. La fa franca perché un grande potere le garantisce l’immunità.

Apprestarsi alla guerra infinita

Il regolamento di conti di Obama con l’Iran ha un altro programma. Ai due lati dell’Atlantico ai media è stato affidato il compito di preparare la gente alla guerra senza fine. A detta della NBC, il Generale Stanley McChrystal, comandante dell’esercito USA/Nato ha affermato che in Afghanistan ci sarà bisogno di 500.000 soldati nei prossimi cinque anni. Lo scopo è quello di controllare il “premio strategico” del gas e dei pozzi petroliferi del Mar Caspio in Asia centrale, del Golfo e dell’Iran – in parole povere, di dominare l’Eurasia. Ma il 69% della popolazione britannica e il 57% di quella americana si oppongono alla guerra, così come quasi tutti gli altri esseri umani. Convincere “noi” che l’Iran è il nuovo demonio non sarà facile. L’infondata dichiarazione di McChrystal che l’Iran “si dice stia addestrando guerrieri per qualche gruppo talebano” suona disperata quanto le patetiche parole di Brown “una linea nella sabbia”, come a dire “non si va oltre”.

A detta del grande informatore Daniel Ellsberg, durante l’amministrazione Bush, negli USA c’è stato un golpe militare ed ora il Pentagono la fa da padrone in ogni settore che riguarda la politica estera. Si può misurarne il controllo contando il numero di guerre di aggressione dichiarate simultaneamente e la scelta del metodo di “colpire per primi” che ha abbassato la soglia del possibile uso di armi nucleari, contribuendo a confondere la distinzione tra armi nucleari e armi convenzionali.

Tutto ciò si fa beffe della retorica di Obama riguardo a “un mondo senza armi nucleari”. Infatti lui è l’acquisto più importante del Pentagono. La sua accondiscendenza alla richiesta di tenersi come segretario alla “difesa” lo stesso di Bush, cioè il guerrafondaio Robert Gates, è unica nella storia degli Stati Uniti. Gates ha subito provato la sua abilità con un incremento delle guerre, dal sud est asiatico al Corno d’Africa. Come l’America di Bush, quella di Obama è gestita da personaggi molto pericolosi. Noi abbiamo il diritto di essere avvisati. Quando cominceranno a fare il loro lavoro quelli pagati per dire le cose come stanno ?

John Pilger
Fonte: www.newstatesman.com/
Link: http://www.newstatesman.com/international-politics/2009/10/iran-nuclear-pilger-obama
1.10.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA


Copiato e incollato il, 17-10-2009
 
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categorie: politica, israele, iran
mercoledì, 30 settembre 2009

IL RAZZISMO E' UN REATO... SI VA A FINIRE DENTRO, RICORDATEVELO RAZZISTI


Il razzismo non è un opinione. Il razzismo è un reato!
Il convincimento che la razza, il colore, la discendenza, la religione, l'origine nazionale o etnica siano fattori determinanti per nutrire avversione nei confronti di individui o gruppi, è un pregiudizio, una forma irrazionale di intolleranza, ma è anche e soprattutto un crimine punito dalla legge italiana.

La costituzione italiana condanna ogni forma di razzismo, e all'articolo 3 recita:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
E per cittadini si intendono anche quelli stranieri che si trovano nel nostro Paese.
Ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza, l'origine o la convinzione religiosa è considerato dalla legge italiana discriminatorio (art.42 del d.lgs. 286/98). Si tratta di un comportamento illegittimo anche se non è intenzionale, perché comunque distrugge o compromette il riconoscimento, il godimento o l'esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Vista la gravità di tale fenomeno, la legge prevede delle pene molto dure, per i colpevoli.

Secondo la legge n.654 del 1975 chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, è punito con la reclusione sino a tre anni.

Mentre chiunque commette o incita a commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza per gli stessi motivi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Esistono, inoltre, norme che puniscono in modo più grave, con la reclusione da cinque a dodici anni e con una multa da € 1033.00 a 10.330.00, chiunque promuova, organizzi, diriga associazioni, movimenti o gruppi che perseguono finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, minacciando o usando violenza quale metodo di lotta politica o propaganda.

Chi fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo con finalità fasciste ovvero chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da € 206.00 a € 516.00.

Alcune disposizioni legislative inoltre si occupano della prevenzione e della repressione degli atti di genocidio prevedendo la punizione con la reclusione da dieci a diciotto anni, per chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, religioso, commette atti diretti a cagionare lesioni personali gravi a persone appartenenti al gruppo. Se provoca la morte o lesioni personali gravissime, ovvero sottopone persone a condizioni di vita tali da determinare la distruzione fisica, totale o parziale, la pena prevista è la reclusione da ventiquattro a trenta anni .

Ci sono, quindi, una serie di norme volte a colpire atti diretti a commettere genocidio mediante deportazione, limitazione delle nascite, e sottrazione di minori.

È infine vietato manifestare in pubbliche riunioni usando simboli o emblemi delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi antirazziali.

Spesso è difficile definire ciò che è considerata discriminazione e quindi razzismo. Per questa ragione la legge si è preoccupata di definire meglio questo concetto oltre che di fornire una tutela specifica per quelle discriminazioni che si verificano nei luoghi di lavoro e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni o con esercenti commerciali. Per questa ragione la legge si è preoccupata di fornire una tutela specifica in questi casi.

Compie un atto di discriminazione:
1) il pubblico ufficiale che nell'esercizio delle sue funzioni compia o ometta atti nei riguardi di un cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente;

2) chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenenza ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità (prezzi differenziati al bar);

3) chiunque illegittimamente imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire l'accesso al lavoro, all'abitazione, all'istruzione, alla formazione e ai servizi sociali e socio assistenziali allo straniero regolarmente soggiornante in Italia , soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità (locazione di immobili);

4) il datore di lavoro o i suoi preposti i quali compiano qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche indirettamente, i lavoratori in ragione della loro appartenenza ad una razza, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una confessione religiosa, ad una cittadinanza.

Cosa fare quando si subisce una discriminazione
Se sei stato vittima di un atto discriminatorio e vuoi chiedere la cessazione del comportamento discriminatorio puoi presentare, personalmente o attraverso un legale, un ricorso presso la cancelleria del Tribunale Civile della città in cui vivi.

Il giudice, una volta accertato che c'è stato un atto discriminatorio, potrà accogliere il tuo ricorso ordinando che si ponga fine al comportamento discriminatorio nei tuoi confronti e che ne vengano rimossi gli effetti. Potrà inoltre condannare il colpevole a risarcirti dei danni che hai subito.

Per chi non rispetterà le decisioni del giudice è prevista la reclusione fino a tre anni oppure il pagamento di una multa da 103 fino a 1032 euro

Se invece il giudice dovesse respingere il tuo ricorso, hai un'altra possibilità: entro dieci giorni dal momento della notifica della sua decisione puoi presentare un reclamo alla Corte di Appello.

Insieme al diritto di chiedere la cessazione del comportamento, puoi presentare una denuncia/querela al Tribunale Penale del luogo in cui si è verificato l'evento oggetto del reato con cui chiedere l'arresto di chi commette una discriminazione.

Anche in questo caso il giudice, dopo aver accertato la responsabilità di chi ha commesso il reato, può disporre il risarcimento dei danni materiali e morali a favore della vittima del reato che si sia costituito parte civile nel processo.

Inoltre il giudice può disporre, ulteriormente alla pena, sanzioni accessorie che prevedono obblighi particolari per il colpevole.

Questi potrà essere obbligato a prestare attività non retribuita a favore della collettività per finalità di pubblica utilità; potrà prevedersi la sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti validi per l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno; potrà disporsi il divieto di partecipare ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative.

Le varie norme legislative, sebbene assicurino un'ampia tutela alle vittime di comportamenti discriminatori, contengono alcune lacune o difficoltà di applicazione.

Una di queste deve sicuramente intendersi la difficoltà di fornire la prova per chi abbia subito un atto discriminatorio. È apprezzabile, in tal senso, la direttiva comunitaria 2000/43/CE sul principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica che è stata recepita dall'Italia il 1 marzo 2002 con legge n.39.

Con tale legge è stato, fra l'altro, posto il principio in virtù del quale l'onere della prova è a carico di chi abbia posto in essere il comportamento discriminatorio.



Copiato e incollato il, 30/9/2009
   

 
     
     
     
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categorie: razzismo
mercoledì, 30 settembre 2009

israele finalmente cadrà

ISRAELE CADRÀ ENTRO 5 ANNI?
Postato il Lunedì, 28 settembre @ 19:00:00 CDT di marcoc
 
 
  Israele / Palestina DI JEFF GATES
Criminal State

Un rapporto online della Central Intelligence Agency americana proietta dei dubbi sulla sopravvivenza di Israele nelle prossime due decadi. Ma lasciando da parte la validità del rapporto, e tenuto conto di ciò che ormai si conosce sui costi in termini di sangue e di denaro che la relazione USA-Israele ha imposto agli Stati Uniti da parte del suo principale alleato, Israele potrebbe cadere entro cinque anni.

Per più di sei decenni, il supporto americano ad Israele è dipeso dall’abilità dei pro-israeliani a dominare i media statunitensi, permettendo a Tel Aviv di dare un risvolto positivo anche ai suoi comportamenti più estremi, incluso il suo recente massacro a Gaza. Con l’accesso al giornalismo online questa faziosità israeliana sta diventando visibile e i veri fatti trasparenti.

Sebbene raramente gli Americani mostrino un forte interesse per la politica estera, anche questo sta cambiando. Mentre pochi di loro colgono le sottigliezze della proposta a-uno-stato contro la proposta a-due-stati, molti hanno assistito online all’impatto dell’assalto omicida israeliano sui civili palestinesi programmato tra Natale e l’inaugurazione di Barack Obama.

I capi della Commissione sull’11 Settembre hanno riconosciuto che i suoi membri non avrebbero permesso di testimoniare sullo slancio per quell’attacco. Tuttavia il rapporto ha confermato che la motivazione chiave stava nella relazione USA-Israele. Grazie all’accesso online alle notizie, sempre più Americani si stanno chiedendo perchè siano costretti a supportare un governo coloniale in stile Apartheid.

Con l’elezione di un altro governo israeliano estremista guidato da un altro sostenitore del partito di destra Likud, è chiaro che Tel Aviv intenda precludere la pace continuando a costruire altri insediamenti. Con questo atteggiamento, Israele non solo ha costretto Barack Obama all’angolo, ma ha anche forzato la sicurezza nazionale statunitense a prendere una decisione strategica fondamentale: Israele è un partner affidabile per il processo di pace ? Secondo ogni criterio la risposta deve essere un altisonante ‘No’.

Questa inevitabile conclusione lascia poche opzioni agli Americani. Dopo tutto, gli USA sono largamente responsabili per la legittimità garantita a questa enclave estremista nel maggio 1948 quando Harry Truman, un presidente Cristiano-Sionista, ampliò il riconoscimento come stato-nazione. Agì in questo modo contro le strenue obiezioni del Segretario di Stato George Marshall, i membri del Gabinetto, la giovane CIA e la massa del corpo diplomatico degli Stati Uniti.

Nel dicembre del 1948, un esimio contingente di scienziati ed intellettuali ebrei avvertì dalle pagine del New York Times che coloro i quali guidavano lo sforzo per stabilire uno stato ebraico portavano ‘l’inconfondibile marchio di un partito fascista’. Albert Einstein si unì agli ebrei preoccupati che avvertivano gli Americani di ‘non supportare questa ultima manifestazione del fascismo’.

Solo nelle ultime settimane è emersa la spinta per sottoporre Israele alle stesse pressioni esterne che furono usate sul Sud Africa dell’Apartheid. Dopo più di sei decenni di comportamento reiterato – e chiara evidenza della mancanza di voglia di cambiare – gli attivisti si sono coalizzati intorno alla necessità di boicottare i prodotti israeliani, disinvestire nelle aziende israeliane e imporre sanzioni a Israele simili a quelle che esso cerca di imporre ad altri.

Il punto focale della pace in Medio Oriente non dovrebbe riguardare le nazioni che non hanno armi nucleari ma quella che le possiede. Senza pressioni esterne il comportamento di Israele non cambierà. Senza pressioni – e quindi forza – applicata dagli USA in quanto paese che ha permesso a lungo questo comportamento, il sionismo coloniale continuerà ad essere una minaccia per la pace. Le potenze occupanti non sono note per lasciare volontariamente le terre che hanno occupato. Esattamente come per la loro prontezza a cedere le armi nucleari.

Una fine per il fascismo ebraico ?

Il punto chiave non deve più essere al centro di un dibattito senza fine. Deve esserci una soluzione a-uno-stato caratterizzata dal principio democratico di totale uguaglianza. Gli Americani informati non vogliono più supportare uno stato teocratico in cui la piena cittadinanza è limitata a coloro considerati ‘ebrei’ (qualunque cosa esso significhi). Se i tassi di natalità locali indicano una prossima fine allo ‘stato ebraico’, che così sia. Perchè attendere due decenni quando questo incubo può volgere al termine in meno di cinque anni ?


Coloro che si considerano ‘ebrei’ potranno rimanere come parte di una democrazia inclusiva. O potranno andarsene. Gli Americani dovrebbero giudicare quanti di questi estremisti desiderano accogliere in un paese già troppo sotto la pressione di un’immigrazione massiccia. Ufficialmente 500.000 israeliani hanno un passaporto statunitense. Con più di 300.000 cittadini con doppia cittadinanza residenti nella sola California, questo stato potrebbe aver bisogno di un referendum sul numero di sionisti che desidera ricevere. Come per la Russia da cui fuggirono molti ‘ebrei’, inclusi circa 300.000 emigrati russi che sostengono il Likud ma devono ancora essere certificati come ebrei.

I sionisti inizialmente considerarono l’Argentina e l’Uganda come mete desiderabili per stabilirvi la loro attività. Potrebbero volersi dirigere lì per il reinsediamento. La domanda per cui i palestinesi (o i californiani) dovrebbero sopportare il costo di un problema creato dagli europei sei decenni fa è una di quelle cui Tel Aviv deve ancora rispondere, senza citare antiche credenze che insiste dovrebbero avere la precedenza su duemila anni di presenza palestinese.

Ritirando lo status di Israele di ‘stato’ legittimo, gli ebrei a lungo sconvolti dal comportamento di questa enclave estremista non potranno più essere considerati colpevoli per associazione. Questo cambio di status troppo a lungo rimandato darà certamente beneficio alla più vasta comunità ebraica. Chiudendo il programma di armi nucleari di Israele e distruggendo il suo arsenale nucleare verrà risparmiata al mondo la corsa alle armi nucleari attualmente in corso nella regione.

A meno che i pro-Israele possano creare un’altra crisi inducendo a invadere l’Iran (o una guerra razziale), gli Americani realizzeranno presto che un solo ‘stato’ aveva i mezzi, le motivazioni, l’opportunità e le capacità di intelligence proprie di uno stato per poter organizzare le condizioni che hanno spinto gli USA a invadere l’Iraq coerentemente con gli obiettivi espansionistici del sionismo coloniale.

L’intelligence che ora lavora alla propria trasparenza confermerà presto che, non fosse stato per i sionisti all’interno del governo USA, l’11 settembre avrebbe potuto essere evitato così come la Guerra in Iraq. Ad oggi, questo estremismo è stato reso possibile da una serie di presidenti deboli. Perchè gli USA recuperino la propria credibilità è necessario che non solo guidino lo sforzo per fermare l’attività sionista ma anche che condividano la responsabilità del proprio comportamento.

Titolo originale: "Will Israel Fall in Five Years?"

Fonte: http://criminalstate.com
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21.09.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di P.P.
 
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categorie: medio oriente
martedì, 24 marzo 2009

Una bellissima sorpresa

Oggi alle ore 17,15 ho ricevuto una bellissima quanto inaspettata sorpresa.

Anche se interesserà a pochi volevo farvi partecipare alla mia gioia.

Gabriele.

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venerdì, 20 marzo 2009

GAZA: piombo fuso, soldati svelano violenze e furore contro i civili

Fuoco a raffica nelle case, donne e bambini freddati da tiratori scelti per banali difetti di comunicazione fra reparti, disprezzo per i palestinesi in quanto tali, atti di vandalismo e scherno nelle loro abitazioni. C'é stato anche questo nei 22 giorni di guerra dell'operazione Piombo Fuso, condotta dalle forze armate israeliane (Tsahal) a gennaio per colpire i santuari degli integralisti di Hamas nella Striscia di Gaza, secondo testimonianze insospettabili raccolte dai media che gettano in queste ore nell'imbarazzo gli alti comandi inducendoli ad annunciare "verifiche" e "indagini" approfondite.


A strappare il velo del silenzio sono stati i racconti di alcuni reduci rimbalzati oggi sulla stampa e denunciati con enfasi come altrettante macchie sull'onore delle divise di Tsahal. Racconti di episodi singoli, ma non isolati a sentire i protagonisti, che descrivono un contesto generale fatto di "regole d'ingaggio permissive" ed eccessi di furore.

Le testimonianze - svelate per primo dal giornale liberal Haaretz, che ne ha avviato oggi la pubblicazione integrale, e riprese poi da tutte le maggiori testate israeliane - sono frutto di trascrizioni di un dibattito tenuto nell'ambito dei corsi del collegio di preparazione militare intitolato alla memoria d'Yitzhak Rabin: l'eroe di guerra divenuto premier degli accordi di pace di Oslo.

Il capo di una piccola unità di commando narra ad esempio di aver assistito all'uccisione di una donna e due bambini da parte di un cecchino appostato su un tetto solo perché "ci si era dimenticati di avvertirlo" del loro rilascio. "Lui ha visto che a camminare erano una donna e due bimbi - sottolinea il graduato -,... ma alla fine li ha uccisi. E non credo che ci sia rimasto troppo male perché, dopo tutto, aveva agito secondo gli ordini". Ordini - deplora - improntati all'idea che la vita dei Palestinesi, civili inclusi, sia "qualcosa di molto, ma molto meno importante delle vite dei nostri".

Un commilitone rivela di aver avuto un diverbio con un superiore dopo che questi aveva ordinato di far fuoco su una persona che - "a 100 metri" dal reparto - appariva chiaramente "una donna anziana". E aggiunge di aver dovuto poi subire le proteste dei suoi stessi compagni al grido di: "Dovremmo ucciderli tutti, qui sono tutti terroristi". Un atteggiamento ritrovato nei combattenti che afferma d'aver visto "scrivere morte agli Arabi sui muri delle case o prendere foto di famiglia e sputarci su. Solo perché potevano".

Un altro graduato, citato stavolta da Yediot Ahronot, descrive il modus operandi della sua unità in questi termini: "Entrando in una casa, dovevamo sfondare la porta e sparare all'interno. E così avanti, una storia dopo l'altra". "Io - conclude - lo chiamerei omicidio".

Parole pesanti che hanno "sconvolto" Danny Zamir, direttore dei corsi del collegio Rabin, spingendolo a pubblicarle su una newsletter ancor prima dei giornali. E che spingono Amos Harel, analista militare di 'Haaretz', a commentarle quale segno del "continuo deterioramento" dei codici di condotta degli eredi della leggendaria Haganah sionista: "Dalla prima guerra del Libano, alla seconda, fino all'operazione Piombo Fuso" (chiusa con un bilancio di oltre 1400 morti, stando alle ultime stime di fonte palestinese).

Per questo Harel chiede ai comandi di "prendere sul serio denunce che non possono essere tacciate di propaganda poiché non vengono più solo da testimoni palestinesi o dalla 'stampa ostile'". E non s'accontenta della promessa di "indagini accurate" fatta da un portavoce dello stato maggiore il quale, al contempo, nega l'esistenza di ogni "informazione preventiva" coperta su quanto esploso in pubblico oggi.

"Se davvero i comandi non avevano mai sentito di incidenti simili - controreplica Harel -, l'unica conclusione ragionevole é che non volevano sapere".

(ats)
Ricevuto, copiato e incollato il 20/3/09
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categorie: palestina, israele, islam, gaza
sabato, 07 marzo 2009

Non si può essere sempre seri...

Carabinieri

Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libera dal pudore. 8====D

Non ti basta? C'è anche Leggi della fisica poliziesca
L'attuale capo indiscusso dell'Arma.
L'attuale capo indiscusso dell'Arma.

“Mila, e Shiro, due cuori nella pallavolo!!!”

- Motto dei Carabinieri

“Minchia signor tenente!”

- Un Carabiniere si esprime in gergo con il suo superiore

“La disoccupazione, ci ha dato un gran mestiere, mestiere, di merda, carabiniere!”

- Coro da stadio

Il mestiere del Carabiniere è tra i più impegnativi e debilitanti esistenti. In caserma, habitat naturale del carabiniere, le ore passano interminabili cercando di fare dignitosamente il proprio lavoro con le attrezzature indecenti fornite dallo Stato. Non serve a niente che mandino dei supercomputer da 100.000 euro l'uno, se poi le confezioni sono troppo difficili da scartare! Nonostante l'elevatissimo tasso di pericolosità e difficoltà del mestiere, sono in tantissimi i giuovani promettenti che tentano di entrare nel corpo. Tuttavia per ottenere questo privilegio sono necessari i severissimi requisiti minimi sotto elencati:

La tipica volante dei Carabbinieri del Sud, risulta 5 cm più lunga rispetto a quelle dei colleghi del Nord. I Carabbinieri hanno infatti pensato bene di allungare la macchina e non spostare la scritta!
La tipica volante dei Carabbinieri del Sud, risulta 5 cm più lunga rispetto a quelle dei colleghi del Nord. I Carabbinieri hanno infatti pensato bene di allungare la macchina e non spostare la scritta!
  • Possedere un QI visibilmente inferiore alla media
  • Possedere un pizzetto e lo sguardo perso nel vuoto
  • Non avere alcun tipo di cultura, nemmeno la più superficiale
  • Saper impugnare una banana correttamente
  • Capacità di toccarsi la punta del naso con un dito (Opzionale, non tutti ci riescono)
  • Essere terrone da più di 5 generazioni
  • Essere per nulla infastiditi dall'idea di essere dei servi
  • Essere raccomandati (Opzionale, solo per i gradi superiori a quello di "tempera-matite")
  • Essere stati in carcere per almeno 3 anni
  • Usare più di sei consonanti in una parola di cinque lettere
I potenti mezzi dell'Arma.
I potenti mezzi dell'Arma.

Indice

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[modifica] Storia

Il corpo dei Carabinieri fu fondato da Riccardo I Cuordimelone nel lontano 1087, per far fronte alla scomparsa del giullare di corte, morto di overdose di crack. Per motivi logistici il corpo fu costituito da membri senza i coglioni, cosa della quale risente tuttora. Col passare dei secoli si è evoluto nel serio ed efficiente organo di polizia che è oggi.

[modifica] Il luogo comune

I carabinieri sono da sempre derisi per la loro presunta goffagine e poca arguzia in maniera discriminatoria. Oggi i carabinieri, con l'appoggio dell'ENPA, hanno ottenuto il titolo di specie protetta. Gli interessati ora sono sicuri che non verranno più organizzate le famose battute di caccia al carabiniere, molto in voga tra gli anarchici e i pensionati.

Il bottino del sequestro del secolo
Il bottino del sequestro del secolo
NonNews

NonNotizie contiene diffamazioni e disinformazioni riguardanti Carabinieri.

Figlio di Carabiniere...Spaccia

Vista la ben nota neutralità di Nonciclopedia, non daremo voce ai luoghi comuni che affliggono i carabinieri da sempre. Anzi, per evitare che questo stupido stereotipo continui ad inquinare le menti della gente, vogliamo elencare le migliori imprese di questi valorosi uomini.
Il corpo si è contraddistinto negli anni per svariate imprese:

  • Sequestro di un numero cospicuo di caschi non omologati.
  • Salvataggio tempestivo o meno di ben 178 gattini. Il numero è in costante aumento.
  • Aver impedito la vivisezione di molti anziani nel 1940.
  • Aver mostrato più di una volta Manuela Arcuri in reggiseno.
  • Avere ridipinto lo steccato di una nota villa ad Arcore. Il lavoro è durato 20 anni, perché gli appuntati si ostinavano a tentare di dipingere gli spazi tra i paletti dello steccato.
  • Riuscire ad allacciarsi le scarpe senza l'aiuto di nessuno.
  • Il carabiniere è risultato ai primi posti della classifica delle professioni più ambite, secondo un sondaggio eseguito dalla ragguardevole rivista Cioè. Sta al 45° posto, tra l'esattore delle tasse e l'attaccapanni.
  • L'Arma dei Carabinieri si è rinominata in Arma dei Carabinoggi, per la paura di rimanere troppo indietro rispetto ai criminali.

[modifica] Curiosità

  • Com'è noto, il numero telefonico del pronto intervento dei Carabinieri è 112; pochi sanno, tuttavia, che componendo il 211 è possibile contattare il servizio di otnevretni otnorp, le cui autopattuglie si distinguono per il fatto di procedere in retromarcia.
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categorie: sbirri